Un anziano scrittore, Angelo Mastropietro, recupera una suggestione infantile con cui ha giocato a nascondino per tutta la vita: l’isola di Tristan da Cunha, spersa nel bel mezzo dell’oceano Atlantico. Era stato il fratello, ufficiale su navi mercantili, a parlargli molti anni prima di un vecchio documento attinente a un naufragio avvenuto nelle acque dell’isola. Questo ricordo, ravvivato da un sogno, conduce lo scrittore a intraprendere una ricerca grazie alla quale individua alcune “tracce”, talora inedite, sempre intriganti: una vera lanterna magica nella quale tentare di riconoscersi e ritrovarsi.
Tristan da Cunha è il luogo – a un tempo geografico, letterario e dell’anima – nel quale confluiscono, da latitudini e da epoche diverse, destini che lo scrittore maneggia come tessere di un mosaico. Marinai, soldati, coloni, giramondo e malandrini si muovono nella buona e nell’avversa fortuna, sognando tesori, vendendosi l’anima, spargendo sangue, inseguendo un rimedio definitivo alla stanchezza. Le loro vicende, ricostruite dai documenti che hanno lasciato dietro di sé – dal naufragio del brigantino Italia alle vicende dei suoi marinai, dal tesoro di Thomas Curry al diario di Augustus Earle – si compongono tra le mani di Mastropietro in un vero e proprio libro d’avventura.